La siccità in Europa è diventata un problema sempre più grave negli ultimi anni, con conseguenze significative per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e l’ambiente naturale.
Analizziamo la situazione attuale della siccità in Europa, le principali conseguenze sull’agricoltura e sull’ambiente naturale, le misure adottate per affrontarla e le iniziative dell’Unione Europea per contrastare sia la siccità che il cambiamento climatico.
Situazione attuale della siccità in Europa
A febbraio 2024, il 47% dell’Europa è in condizioni allarmanti di siccità, mentre il 17% è in condizioni di allerta, secondo l’Osservatorio europeo sulla siccità (EDO). Le zone più colpite sono principalmente quelle del sud e dell’ovest dell’Europa, tra cui la Spagna, il Portogallo, l’Italia e la Francia. La siccità ha causato una riduzione significativa delle riserve idriche, con conseguenti problemi di approvvigionamento idrico per l’agricoltura, l’industria e le comunità locali.
Misure adottate per affrontare la siccità
L’Unione Europea (UE) ha adottato diverse misure per affrontare la siccità e mitigarne gli effetti. Queste misure includono la promozione di pratiche agricole sostenibili e di gestione delle risorse idriche per ridurre la domanda di acqua e migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse. Inoltre, si stanno sviluppando politiche e strumenti per la gestione delle risorse idriche a livello regionale e nazionale, promuovendo l’uso efficiente dell’acqua e la conservazione delle risorse idriche. L’UE sta anche investendo nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie innovative per affrontare la siccità, come sistemi di irrigazione efficienti e colture resistenti alla siccità. Inoltre, è stata promossa la cooperazione tra gli Stati membri dell’UE per affrontare la siccità a livello transfrontaliero e condividere le migliori pratiche e le esperienze di gestione delle risorse idriche.
La crisi idrica in Piemonte
Anche nel Nord Italia la crisi idrica assume proporzioni talvolta preoccupanti. In Piemonte il gennaio appena trascorso si posiziona al quinto posto tra i più caldi negli ultimi 70 anni: 3 gradi di media e zero termico intorno ai tremila metri. Inverni sempre meno freddi e poco piovosi rappresentano una minaccia sempre più concreta per le riserve idriche piemontesi, soprattutto in alta montagna.
L’ultimo allarme lanciato poche settimane fa: “in montagna manca l’80% della neve” avevano detto gli agricoltori. E oggi i corsi d’acqua sono a secco: “Siamo a metà inverno con una risorsa idrica molto deficitaria e questo ha determinato delle portate dei corsi d’acqua che sono purtroppo circa il 50% di quelle medie storiche” spiega Secondo Barbero, direttore di Arpa Piemonte. A soffrire è tutto il Piemonte, ma cuneese, valsesia e biellese sono i territori più in difficoltà.
La carenza d’acqua in Sardegna
Anche in Sardegna l’assenza di precipitazioni in inverno ha condotto a una riduzione drastica delle riserve idriche. Le dighe sono carenti di acqua, e gli invasi sono quasi completamente vuoti. A gennaio, la Regione Sardegna ha dichiarato la crisi idrica in alcune aree.
Per far fronte alla situazione, il Consorzio di bonifica della Sardegna centrale ha vietato l’utilizzo dell’acqua ad uso irriguo in tutti e tre i sub comprensori di sua competenza. Questa decisione è stata presa per salvaguardare le scorte rimaste. Inoltre, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) ha evidenziato la gravità della situazione negli invasi. Alcuni bacini sono ai minimi da 25 anni, e in alcune zone è stata vietata l’irrigazione per garantire l’uso potabile. L’ottimizzazione dell’uso della risorsa idrica attraverso l’efficientamento della rete idraulica e nuove infrastrutture per trattenere più acqua sul territorio sono soluzioni necessarie per affrontare questa crisi.


